:“Guardiamo al Natale, l’unico a salvarci è Gesù Cristo”
La voce di romagna
L’intervista: Il vescovo Negri Colpito per il suo legame con il popolo Berlusconi in politica, “un fastidio per l’establishment
Il vescovo di San Marino-Montefeltro mons. Luigi Negri
RIMINI - ”La nostra società è attra¬versata da un clima di odio che si nevrotizza negli ambiti più specifi¬catamente politici e istituzionali”. Mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino Montefeltro, legge con la sua solita nettezza di giudizio il cli¬ma incandescente che è sfociato nell’attentato al presidente del Con¬siglio Silvio Berlusconi. ”E’ un se¬gnale d’allarme molto grave. Questa violenza attecchisce su una sostanziale disistima nei confronti del be¬ne comune. E’ il bene comune per¬seguito, pur nella varietà delle posi¬zioni, che può rappresentare un punto di reale unificazione. Fuori da questa prospettiva la politica ten¬de sempre più a diventare uno scontro fra nemici”. Qual è la radice culturale di questa violenza? ”E’ la solita intolleranza neoilluministica che prosegue in tutto il progressismo di carattere ideologico e tra l’altro si situa am¬piamente anche in certe frange del ”cattocomunismo”. E’ l’intolleranza verso ciò che è diverso, ed esprime in verità una grande debolezza. Una cultura “forte”, infatti, è quella che è capace di dialogare con tutti e che non avverte la posizione altrui co¬me negativa o nemica”, risponde Negri. Perché a suo parere assistia¬mo a questo accanimento contro Berlusconi che arriva fino alla vio¬lenza fisica? ”C’è una evidente in¬tolleranza da parte di un certo esta¬blishment politico e non solo, la cui radice credo sia duplice: Berlusconi ha una idea della politica, un modo di esercitarla e motivazioni, che l’e¬stablishment vede come una mi¬naccia. Inoltre Berlusconi ha un le¬game con il popolo molto più profondo e costruttivo rispetto a quello di altre rappresentanze poli¬tiche”.
C’è il rischio che si torni agli anni di piombo e alla violenza che ha in¬sanguinato l’Italia? ”Quando si in¬nesta il fenomeno della violenza e della mancanza di rispetto per la posizione altrui, si innesca anche un meccanismo che non si riesce facilmente a controllare. Ma certo non è un problema di ordine pubblico. La società italiana non ha sconfitto il terrorismo con l’ordine pubblico. E il terrorismo, almeno dal punto di vista verbale e di alcu¬ne espressioni preoccupanti come quelle che si sono viste domenica a Milano, stagna dentro gli ambiti più oscuri della nostra vita nazionale”. I cattolici impegnati in politica che ruolo hanno in una situazione del genere? ”Credo che sarebbe estre¬mamente stimolante per i cattolici rendere presente nella vita sociale e politica i valori non negoziabili di cui ha parlato Benedetto XVI. Non nel senso di farne una bandiera ideologica, però, ma piuttosto un movimento di intelligenza e di sen¬sibilità, di capacità di collaborazio¬ne, una modalità di affronto dei problemi reali”. Sarà un Natale segna¬to da un clima tutt’altro che sereno. ”Ci avviciniamo a un Natale che viene dopo un periodo tormentato, a partire dalla vicenda di Eluana Englaro, passando per le esplosioni di violenza nella vita familiare e della società, fino all’episodio in cui domenica è rimasto vittima il presi¬dente del consiglio. Quello che io avverto è la necessità di ancorarsi al grande annunzio del Natale: l’uomo non si può salvare da solo, anzi con le proprie mani distrugge se stesso e la società. L’unico che può salvare l’uomo e il mondo è Gesù Cristo. Ed è come se i cristiani fossero ”co-stretti” ad una radicalità in quella che Giovanni Paolo II chiamava la nuova evangelizzazione. Di questo si sente la necessità, non di altro”. In che senso? ”Io desidero essere contestato dal mondo perché predi¬co Gesù Cristo, non per ragioni di¬verse. Se impegnassi la mia autorità su delle visioni di carattere etico o sociopolitico, che come tutte le vi¬sioni sono sostanzialmente contin¬genti, perderei il mio tempo. Il ve¬scovo non si deve mettere in gioco su questioni contingenti, che maga¬ri ricevono l’avallo della cultura lai¬cista che domina il mondo, ma sul¬la rigorosità della fede e dell’annun¬cio evangelico”.
Il presidente della Conferenza epi¬scopale emiliano romagnola ha avuto parole molto nette a proposi¬to dei “Dico” regionali, che metto¬no sullo stesso piano le coppie di fatto di qualunque natura alla fami¬glia.
”L’annuncio della fede oggi, in un contesto come quello in cui vivia¬mo, deve assumersi la responsabi¬lità di giudicare iniziative, tendenze e progetti che sono decisamente av¬versi all’uomo, alla famiglia e ai suoi diritti fondamentali. Il card. Caffarra ha assunto una posizione estremamente precisa dal punto di vista cristiano ma anche assoluta¬mente laico, e mi pare che abbia dato qualche punto di lezione a cer¬te istituzioni che pensano di essere la custodia immutabile della lai¬cità”.
Claudio Monti
L’intervista: Il vescovo Negri Colpito per il suo legame con il popolo Berlusconi in politica, “un fastidio per l’establishment
Il vescovo di San Marino-Montefeltro mons. Luigi Negri
RIMINI - ”La nostra società è attra¬versata da un clima di odio che si nevrotizza negli ambiti più specifi¬catamente politici e istituzionali”. Mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino Montefeltro, legge con la sua solita nettezza di giudizio il cli¬ma incandescente che è sfociato nell’attentato al presidente del Con¬siglio Silvio Berlusconi. ”E’ un se¬gnale d’allarme molto grave. Questa violenza attecchisce su una sostanziale disistima nei confronti del be¬ne comune. E’ il bene comune per¬seguito, pur nella varietà delle posi¬zioni, che può rappresentare un punto di reale unificazione. Fuori da questa prospettiva la politica ten¬de sempre più a diventare uno scontro fra nemici”. Qual è la radice culturale di questa violenza? ”E’ la solita intolleranza neoilluministica che prosegue in tutto il progressismo di carattere ideologico e tra l’altro si situa am¬piamente anche in certe frange del ”cattocomunismo”. E’ l’intolleranza verso ciò che è diverso, ed esprime in verità una grande debolezza. Una cultura “forte”, infatti, è quella che è capace di dialogare con tutti e che non avverte la posizione altrui co¬me negativa o nemica”, risponde Negri. Perché a suo parere assistia¬mo a questo accanimento contro Berlusconi che arriva fino alla vio¬lenza fisica? ”C’è una evidente in¬tolleranza da parte di un certo esta¬blishment politico e non solo, la cui radice credo sia duplice: Berlusconi ha una idea della politica, un modo di esercitarla e motivazioni, che l’e¬stablishment vede come una mi¬naccia. Inoltre Berlusconi ha un le¬game con il popolo molto più profondo e costruttivo rispetto a quello di altre rappresentanze poli¬tiche”.
C’è il rischio che si torni agli anni di piombo e alla violenza che ha in¬sanguinato l’Italia? ”Quando si in¬nesta il fenomeno della violenza e della mancanza di rispetto per la posizione altrui, si innesca anche un meccanismo che non si riesce facilmente a controllare. Ma certo non è un problema di ordine pubblico. La società italiana non ha sconfitto il terrorismo con l’ordine pubblico. E il terrorismo, almeno dal punto di vista verbale e di alcu¬ne espressioni preoccupanti come quelle che si sono viste domenica a Milano, stagna dentro gli ambiti più oscuri della nostra vita nazionale”. I cattolici impegnati in politica che ruolo hanno in una situazione del genere? ”Credo che sarebbe estre¬mamente stimolante per i cattolici rendere presente nella vita sociale e politica i valori non negoziabili di cui ha parlato Benedetto XVI. Non nel senso di farne una bandiera ideologica, però, ma piuttosto un movimento di intelligenza e di sen¬sibilità, di capacità di collaborazio¬ne, una modalità di affronto dei problemi reali”. Sarà un Natale segna¬to da un clima tutt’altro che sereno. ”Ci avviciniamo a un Natale che viene dopo un periodo tormentato, a partire dalla vicenda di Eluana Englaro, passando per le esplosioni di violenza nella vita familiare e della società, fino all’episodio in cui domenica è rimasto vittima il presi¬dente del consiglio. Quello che io avverto è la necessità di ancorarsi al grande annunzio del Natale: l’uomo non si può salvare da solo, anzi con le proprie mani distrugge se stesso e la società. L’unico che può salvare l’uomo e il mondo è Gesù Cristo. Ed è come se i cristiani fossero ”co-stretti” ad una radicalità in quella che Giovanni Paolo II chiamava la nuova evangelizzazione. Di questo si sente la necessità, non di altro”. In che senso? ”Io desidero essere contestato dal mondo perché predi¬co Gesù Cristo, non per ragioni di¬verse. Se impegnassi la mia autorità su delle visioni di carattere etico o sociopolitico, che come tutte le vi¬sioni sono sostanzialmente contin¬genti, perderei il mio tempo. Il ve¬scovo non si deve mettere in gioco su questioni contingenti, che maga¬ri ricevono l’avallo della cultura lai¬cista che domina il mondo, ma sul¬la rigorosità della fede e dell’annun¬cio evangelico”.
Il presidente della Conferenza epi¬scopale emiliano romagnola ha avuto parole molto nette a proposi¬to dei “Dico” regionali, che metto¬no sullo stesso piano le coppie di fatto di qualunque natura alla fami¬glia.
”L’annuncio della fede oggi, in un contesto come quello in cui vivia¬mo, deve assumersi la responsabi¬lità di giudicare iniziative, tendenze e progetti che sono decisamente av¬versi all’uomo, alla famiglia e ai suoi diritti fondamentali. Il card. Caffarra ha assunto una posizione estremamente precisa dal punto di vista cristiano ma anche assoluta¬mente laico, e mi pare che abbia dato qualche punto di lezione a cer¬te istituzioni che pensano di essere la custodia immutabile della lai¬cità”.
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